Dormire a New York, famolo strano

Eccomi tornata sul mio blog. Ho un po’ latitato ultimamente, ma nuovi impegni più reali e meno virtuali sono subentrati, e per il momento non riuscirò a dedicarmi al blog con la costanza con cui avevo iniziato. Ad ogni modo eccomi qua,   sebbene in versione un po’ più slow.

Vi ho già parlato del mio amore per New York. Ho sorvolato, volutamente, sulla questione “portafogli”. Potete partire con le migliori intenzioni, ma a fine viaggio,  il suddetto, conoscerà un unico aggettivo: vuoto. Qualsiasi cosa, dalla più futile alla più necessaria, ha un costo superiore alle aspettative. Per farvi un esempio, una mattina, per una colazione da Le Pain Quotidien (buono, per carità, ma pur sempre una catena) ci sono partiti 45 euro (ecco, l’ho confessato!). A fregarvi saranno le mance obbligatorie (il 20% del totale), e il fatto che vi sembrerà talmente tutto bellissimo e buonissimo che fingerete di dimenticarvi della questione economica, almeno fino al momento del conto. New York Le Pain Quotidien Colazione a New York Gli hotel sono un tasto dolente. Vi basterà fare una ricerca veloce su booking.com, per accorgervi che quello che probabilmente era il vostro budget settimanale, è in realtà in prezzo di una camera d’hotel dalle normali pretese. Per notte, ovviamente! Per il nostro ultimo viaggio, essendo appunto nano-muniti, abbiamo cercato un appartamento su airB&B, ma dopo aver riflettuto sul fatto che non avremmo trascorso molto tempo in “casa” (nostro figlio dorme senza problemi sul passeggino durante il riposino pomeridiano, quindi non abbiamo particolari necessità di fermarci), siamo ricorsi alla vecchia e cara opzione dell’hotel. Nonostante i costi alle stelle, eravamo convinti di conoscere il barbatrucco. La volta precedente, infatti, avevamo puntato su un’opzione davvero low cost (sempre che di low cost si possa parlare), nonché un hotel cinese in China Town. Dormire a China Town Abituati agli standard di accoglienza e pulizia cinesi, non ci era sembrato poi tanto male. Ma arrivarci con un bambino curioso che mette le mani ovunque, che necessità di determinati spazi e soprattutto di determinati standard di pulizia, mi ha fatto riconsiderare i miei termini di giudizio (non che prima fossimo dei clochard, ma ci siamo sempre adattati, almeno nei brevi periodi!). Dopo aver cercato per due notti di ignorare i disagi che l’hotel comportava, ci è sembravo evidente che fosse il caso di cambiare sistemazione, onde evitare di rovinarci la vacanza e di tornare stanchi e incazzati, con noi stessi e con il resto del mondo. In tutto ciò, quel periodo coincideva con la settimana della moda, quindi di libero non c’era poi granché. Ma per fortuna c’è sempre chi è dotato di un grande senso pratico ed è in grado di tirarmi fuori dalle peggiori situazioni. Appurato che l’hotel non ci avrebbe rimborsato la somma ormai versata per l’intera settimana, abbiamo deciso di tenere la camera occupata lasciandovi i bagagli più ingombranti. Ogni mattina, giorno dopo giorno, controllavamo su booking.com l’offerta last minute, trovando hotel meravigliosi allo stesso prezzo della bettola in cui alloggiavamo. Così riempivamo borsa, zaino e passeggino del necessario per la giornata e la notte successiva, ed uscivamo alla ricerca del nuovo hotel, che puntualmente era sempre dalla parte opposta della città! Ogni giorno un nuovo check-in, una nuova stanza e un nuova zona da esplorare. La mattina seguente, nuova ricerca, ritorno a China Town per il cambio d’abito, e pronti per una lunga camminata verso una nuova destinazione, scoprendo ogni giorno una nuova parte della città che altrimenti non avremmo visto! Il tutto con un bambino piccolo che non si è mai lamentato! Dormire a New York Dormire a New York Dormire a New York E’ stato rilassante? Per niente, ma sempre meglio che restare nel primo hotel. E’ stato divertente? Tantissimo! Ogni giorno una nuova camera da immaginare, un nuovo indirizzo da trovare, una nuova altezza e una nuova prospettiva da cui ammirare la Grande Mela. Questa esperienza mi ha insegnato che, volendo correre il rischio, per il prossimo viaggio potremmo prenotare solo la prima notte d’hotel, e poi vivere di offerte last minute per il resto della permanenza. Ma non credo sarebbe una scelta saggia. Di saggio ho invece imparato che quando si viaggia con dei bambini piccoli, non è il caso di puntare sul risparmio, per lo meno non sempre…va bene ricercare il low-cost, ma senza perdere di vista la comodità e la sicurezza dei nostri figli come priorità. Perchè lo spirito hippy che ha accompagnato la nostra gioventù, noi mamme ce lo siamo giocate. Che ci piaccia o no!

L’anno della capra

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Manca poco al Capodanno Cinese, che quest’anno cadrà il 19 febbraio, data in cui avrà inizio l’anno della Capra. Il Capodanno Cinese è la festa più sentita in Cina, e i festeggiamenti sono di gran lunga superiori a quelli per il Capodanno ufficiale (o per lo meno ufficiale per il resto del mondo), ugualmente celebrato ma senza troppa enfasi. Una festa che dura ben due settimane, in cui il motore economico cinese si spegne (quasi) totalmente, le aziende chiudono, si sta in famiglia. Durante questo periodo, Shanghai si svuota. Data la grande presenza di migranti provenienti dalle campagne e da aree meno sviluppate del Paese, si assiste infatti ad un esodo di massa di chi ritorna al villaggio d’origine per celebrare questa festività con i propri cari. Rimangono gli Shanghairen, gli Shanghainesi, che si godono la propria città infiocchettata per l’occasione. Le strade, le case, le aree di interesse turistico, sono un brulicare di addobbi di ogni sorta, per lo più a scopo propiziatorio, essendo la scaramanzia cosa ben radicata in tutta la Cina. Botti e fuochi d’artificio riecheggiano da ogni dove durante tutto il periodo, culminando ovviamente la notte di Capodanno, con una baraonda pirotecnica da far impallidire chiunque. Napoletani compresi.

Anno del coniglio
Yuyuan Garden – Shanghai
Anno del coniglio
Foto pessima, ma in quanto a botti siamo tranquilli
anno del coniglio
Correva l’anno del coniglio in quel di Shanghai

Ho avuto la fortuna di trascorrere a Shanghai ben due capodanni, il primo apriva l’anno del coniglio, il secondo l’anno del drago, quest’ultimo considerato uno degli anni più fortunati, e che non a caso ha visto un boom di gravidanze e di nascite. La capra invece non piace particolarmente ai cinesi. I bambini nati sotto il segno della Capra, infatti, pur essendo buoni, onesti, leali, saranno persone deboli e passive (caratteristiche attribuite, appunto, all’animale stesso), e perciò destinate a non avere successo nella vita. Sono quindi iniziate le corse agli ospedali e cesarei programmati in modo da far nascere i propri figli durante l’anno ancora in corso, quello del cavallo. Se vi interessa, leggete questo articolo. Questa cosa mi fa abbastanza rabbrividire, anche se non avrei molta voce in capitolo, rientrando a pieno titolo nel boom di gravidanze iniziate e terminate nell’anno del drago…ma è un caso eh!

New York nano-friendly

Nonostante metà del mio cuore sia indissolubilmente legata all’Asia, un posto speciale nell’altra metà è occupato dalla Grande Mela. Può sembrare un ossimoro, oriente e occidente, modernità e tradizione, capitalismo e comunismo. Cina e America.

New York Skyline

Ma New York, è New York. E’ sempre stata nella mia lista dei viaggi da fare, pur continuando a prendere strade verso la direzione opposta. Per tale motivo, quindi, la prima volta, ho fatto un giro un po’ largo per arrivarci, partendo da Shanghai con un volo diretto di 12 ore. Eravamo in due, incredibilmente innamorati, e il mondo nelle nostre mani. Fu un viaggio indimenticabile, mi sentivo come una bambina giunta nel Paese dei balocchi, e la Grande Mela mi ha conquistata come nessun altro posto al mondo ha mai saputo fare.

Il West Village, una bici a noleggio con cui percorrere il ponte di Brooklyn, un musical a Broadway, il pic nic di Pasqua a Central Park….e ovviamente, taxi gialli e colazioni da Starbucks, che i cliché, in questi casi, ci stanno tutti!

New York West Village

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La seconda volta, sempre incredibilmente innamorati, eravamo in tre. Un viaggio dai mille significati, la promessa di un ritorno, la volontà di riprendere a viaggiare sul serio, il dimostrarsi che essere genitori non vuol dire rinunciare alle proprie passioni.

Non nego che questa volta le ansie non siano mancate, soprattutto prima della partenza. Ma ne è valsa la pena metterle da parte.

Le 7 ore di volo, che mi spaventavano di più delle 12 della volta precedente, tra giochi, biscotti (tanti biscotti!) e chiacchiere con altre mamme presenti sull’aereo, sono in qualche modo passate. E poi conviene approfittare di volare con bambini al di sotto dei 2 anni, che viaggiano gratis. Unica accortezza: evitate gli scali in suolo americano! Negli USA, infatti, nell’aeroporto di scalo i bagagli vanno ritirati e imbarcati nuovamente, e i passeggeri devono fare un secondo check-in…il tutto fa perdere un sacco di tempo e, nel nostro caso, ci ha fatto perdere anche la coincidenza…a bagagli già imbarcati! Il tutto si è fortunatamente risolto, con qualche non prevista a Philadelphia e le valigie ritrovate a destinazione.

Con il fuso orario abbiamo avuto davvero pochi problemi, anzi, nostro figlio si è abituato molto più in fretta di noi (a parte la sveglia alle 3.30 del primo giorno, che tuttavia ci ha costretti ad un’improbabile quanto memorabile passeggiata nell’alba newyorkese).

uomini

Per la pappa abbiamo alternato omogeneizzati portati dall’Italia con frullati e centrifughe “to go“, che a New York si trovano in ogni angolo, e con cui riempivamo il biberon più volte al giorno. Inoltre, è stato divertente sperimentare assieme a nostro figlio l’enorme varietà di cucine e di ristoranti che la metropoli offre. Il nostro posticino preferito in assoluto (che mi ha fatto conoscere Lui, contagiandomi subito la mania!) è l’Hummus Place. Cucina vegana, diversi tipi di hummus e una serie di prelibatezze tra cui il babaganoush, un antipasto medio-orientale a base di polpa di melanzane. E per un ritorno nella nostra amata Cina, i xiaolongbao (ravioli cotti al vapore, detti anche dumping) di Joe’s Shanghai in China Town sono un must! E il bai mifan (riso in bianco) con le kuaizi (bacchette) l’ha mangiato anche il nostro cucciolo!

In quanto a cose da fare, New York è una scoperta continua. Certo non ci siamo concessi nessuno spettacolo a Broadway, non abbiamo noleggiato le bici, e per questa volta abbiamo tralasciato qualsiasi museo e galleria, ma è stato bellissimo scoprire la città in versione nano-friendly. Ci sono un sacco di parchi per bambini, vere e proprie zone relax per piccoli e grandi (mamme, papà o baby sitter che siano), con tanto di giochi ad acqua e bambini liberi di bagnarsi –che tanto si va al parco con il cambio completo e mamme italiane rilassatevi che essere ansiose e apprensive non è per niente cool – spazi a terra su cui colorare, e…scoiattoli everywhere!

parco giochi

scuolabus

E poi i tombini che fumano che “mamma scotta!“, le camminate infinite, e Central Park, che è sempre così poetico! Questa volta, inoltre, siamo riusciti a farci un giro a Brooklyn. Avrei voluto perdermi tra le bancarelle del mercato delle pulci di Williamsburg, ma proprio quella domenica era sostituito da un altro evento, quindi ci siamo “accontentati” di una pausa relax con vista su Manhattan e di una passeggiata in piena atmosfera hipster!

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E dopo soli due giorni di vacanza, mio figlio, un anno e mezzo di nanetto ancora poco parlante, si è rivolto ad una commessa ripetendo il nostro bye bye…ok, livelli di orgoglio genitoriale ai massimi storici! Mi è anche giunta una mezza proposta tipo “potreste farvi un mesetto qui voi due, lo sai quanto impara?“…ma deve essere passato uno scoiattolo che se l’è portata via! 😉

Se consiglierei un viaggio a New York con bambini piccoli? Assolutamente si, e non date retta a chi vi scoraggia. E’ un bagaglio di stimoli che non può che far loro bene…oltre che una bella esperienza in
formato famiglia!